Descrizione del Convegno
Catastrofe ambientale, paura, media, immaginario, potere. Come funziona la dinamica metaforica della paura collettiva? Sono i media a costruire la narrazione della catastrofe o essa origina da un’immaginazione sociale più profonda e nascosta? Siamo di fronte a un emergere dell’immaginario della catastrofe più potente di altre costellazioni dell’immaginario? E come intervengono le strategie di potere in questa emergenza?
In Occidente, e soprattutto in Europa, la paura dominante e mortale della guerra e della miseria è tramontata negli anni ´50 e ´60; in parallelo si è affacciata la paura della catastrofe ambientale. Con molte varianti: paesaggi antropici devastati da catastrofi di ordine naturale (il Polesine), o terribilmente aggravate da imprevidenza e rapacità affaristica (come sarà il Vajont); di ordine ancora bellico (atomico o batteriologico); di ordine fantascientifico e cosmico, per eventi immaginari come meteoriti, invasioni di ultracorpi, alieni; e infine, dagli anni ‘70, di ordine climatico e globale. Anticipata da H.G.Wells, l’ipotesi di un cambiamento globale della civiltà umana a seguito dell’evento catastrofico, con la possibile estinzione dell’intero ecosistema, o con la sparizione di molte specie, inclusa la specie umana, trasmigra oggi di continuo tra informazione, infotainment e immaginari “creativi”. Come evidente auto-accusa sulla responsabilità primaria della civiltà industriale, si è stabilizzata dagli anni ’90 la paura della catastrofe globale ecologica, attribuita a comportamenti umani inquinanti, già avvenuti e accertati (emissioni di CO2, deforestazione, antropizzazione selvaggia, distruzione degli ecosistemi, effetto serra, buco nell’ozono etc.), o ancora da approfondire nelle conseguenze (effetti delle esplosioni atomiche in atmosfera, esperimenti segreti militari, uranio impoverito etc.), o anche sconosciuti o futuri (nella fiction, soprattutto). E infine, nell’ultimo decennio, la narrazione dei media tende a collegare lo sfondo globale alla nuova e impressionante serie delle catastrofi locali (New Orleans, le alluvioni monsoniche, ecc.). Ancora largamente rimosse, la paura dell’estinzione finale della specie insieme all’ecosistema che ne ha permesso la vita, e la paura di un cambiamento/adattamento radicale, post-umano costituiscono tuttavia uno sfondo sempre meno indistinto della narrazione dei media. Collaborando a un’altra paura incombente, anch’essa di portata globale, che accompagna l’intera parabola del secondo Novecento: quella della catastrofe della società nella sua forma moderna, e della stessa possibilità del sociale.
Programma delle tre giornate
1. Il presagio della catastrofe
2. L’immaginario della fine
3. Comunicare la catastrofe
Il convegno si svolge presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università di Roma “La Sapienza”, in Aula Levi al piano terra della facoltà. La facoltà è situata presso le ex Vetrerie Sciarra, in via dei Volsci 122 nel quartiere di San Lorenzo.
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